Prima le verdure, poi i carboidrati?

L'ordine in cui mangiamo influisce sulla glicemia?

12.10.2026
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La sequenza dei pasti, ovvero l’ordine deliberato in cui vengono consumati gli alimenti, ha guadagnato popolarità negli ultimi anni. Sui social media, ad esempio, molte persone riferiscono livelli glicemici più stabili, perdita di peso e benefici generali per la salute, in particolare per chi soffre di diabete di tipo 2. Ma questi effetti possono essere comprovati scientificamente? I ricercatori del Centro tedesco per il diabete (DDZ) hanno approfondito la questione in una revisione sistematica. La loro conclusione: l’ordine in cui si consumano gli alimenti può influenzare l’andamento a breve termine dei livelli di glicemia e di insulina dopo un pasto. Tuttavia, le prove a sostegno di questa ipotesi sono finora limitate, così come quelle relative a un miglioramento dei valori a lungo termine.

Consumare le componenti di un pasto in un ordine specifico è il principio alla base della sequenza alimentare. Ad esempio, si consumano per primi gli alimenti a basso indice glicemico, in particolare verdure o insalata, seguiti da alimenti ricchi di carboidrati con un indice glicemico più elevato, come pane, riso, patate o pasta. Questa sequenza ha lo scopo di attenuare l’aumento della glicemia dopo i pasti e, secondo alcuni esperti del settore della salute e della nutrizione, potrebbe quindi essere interessante anche nel contesto del diabete di tipo 2.

Il presunto meccanismo alla base del principio di consumare le verdure prima dei carboidrati può essere spiegato dalle fibre alimentari contenute nelle verdure. Quando le fibre raggiungono per prime il tratto gastrointestinale, possono rallentare l’assorbimento del glucosio, uno zucchero semplice presente nei carboidrati. Per verificare in che misura questa ipotesi possa essere scientificamente sostenuta, i ricercatori del Centro tedesco per il diabete (DDZ) hanno condotto una revisione sistematica, valutando 18 studi randomizzati controllati condotti su adulti che soddisfacevano i rigorosi criteri di selezione e di qualità stabiliti dal team.

Risultato: un ordine specifico di consumo riduce inizialmente l’aumento della glicemia subito dopo il pasto

I risultati mostrano che la glicemia aumenta inizialmente in misura minore a 30 e 60 minuti dopo il pasto quando le verdure vengono consumate prima dei carboidrati. Tuttavia, dopo circa 120 minuti, le persone che non seguono questo ordine presentano nuovamente livelli di glicemia inferiori rispetto a coloro che mangiano secondo il principio della sequenza dei pasti. Anche i livelli di insulina risultano inizialmente più bassi, ma aumentano più rapidamente in seguito, il che potrebbe indicare che l’organismo secerne più insulina in una fase successiva per compensare l’aumento ritardato della glicemia. «I risultati dimostrano che l’ordine di consumo degli alimenti può influenzare la risposta metabolica a un pasto nel breve termine. Tuttavia, l’effetto non si manifesta come una riduzione duratura dei livelli di glicemia. Piuttosto, l’andamento temporale dei livelli di glicemia e di insulina può variare», spiega Katharina Kampmann-Gongoll, ricercatrice in nutrizione presso l’Istituto di Biometria ed Epidemiologia del DDZ.

Esistono inoltre prime indicazioni di un possibile effetto sulla glicemia a digiuno e sulla glicemia a lungo termine (HbA1c), nota anche come «memoria glicemica». Nelle persone con diabete di tipo 2, entrambi i valori sono diminuiti maggiormente nel gruppo che ha consumato verdure prima dei carboidrati rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, questo risultato si basa su un unico studio condotto su persone affette da diabete di tipo 2, e tale studio presenta anche alcune limitazioni metodologiche. Inoltre, per quanto riguarda la glicemia a lungo termine, la quantità di verdure non era identica tra i due gruppi, pertanto non è possibile determinare con certezza se la variazione osservata fosse effettivamente dovuta all’ordine di consumo degli alimenti o al maggiore apporto complessivo di verdure.

Significato limitato dei risultati – soprattutto per le persone con diabete di tipo 2

Dai risultati non è possibile ricavare alcuna raccomandazione generale sulla sequenza dei pasti, soprattutto non per le persone con diabete di tipo 2, sottolinea il dott. Alexander Lang, ricercatore post-dottorato presso l’Istituto di Biometria ed Epidemiologia del DDZ: «Gli studi spesso contavano pochi partecipanti e testavano diversi tipi di verdure in sequenze diverse. Inoltre, la maggior parte degli studi è stata condotta in Giappone, spesso su individui giovani e sani. Poiché la risposta glicemica a un pasto può variare tra i diversi gruppi di popolazione, i risultati non possono essere facilmente estesi ad altri gruppi, come gli anziani o le persone con prediabete e diabete di tipo 2».

Il professor Michael Roden, direttore scientifico e portavoce del consiglio di amministrazione del DDZ, nonché direttore del Dipartimento di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Universitario di Düsseldorf, sottolinea l’importanza di altri fattori alimentari che hanno un’influenza scientificamente provata sui livelli di glicemia e, di conseguenza, sul decorso del diabete di tipo 2: «Oltre alla qualità degli alimenti e alla composizione dei pasti, è importante anche un adeguato apporto calorico – così come la riduzione delle calorie in caso di sovrappeso». Per poter formulare in futuro raccomandazioni orientate alla pratica, i ricercatori ritengono che sarebbero utili studi che utilizzino metodi di misurazione uniformi e includano un numero maggiore di persone con prediabete e diabete di tipo 2, nonché provenienti da diversi gruppi di popolazione.

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