I modelli di resa globali sottovalutano l'intensità con cui il riso reagisce al caldo estremo

03.08.2026
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Un nuovo studio pubblicato sulla rivista specializzata *Science Advances* esamina l’impatto dell’aumento delle temperature sulle rese del riso. A tal fine, mette a confronto 214 osservazioni provenienti da esperimenti in campo aperto con le simulazioni di sette modelli globali di resa. Secondo lo studio, i modelli sottostimano notevolmente le perdite di resa dovute alla temperatura in caso di riscaldamento globale di 1 grado: calcolano infatti un calo del 3,8%, mentre, tenendo conto dei risultati degli esperimenti, si ottiene un calo dell’8,1%. Lo studio è stato condotto dal Centro Helmholtz per la ricerca ambientale (UFZ), con la partecipazione dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sugli impatti climatici (PIK).

Il riso è un alimento di base per oltre la metà della popolazione mondiale. Le stime relative all’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di riso presentano notevoli discrepanze. Uno dei motivi è che molti studi scientifici hanno finora considerato solo in misura limitata separatamente le conseguenze graduali dell’aumento delle temperature medie e i danni immediati causati dal caldo estremo.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato 214 osservazioni provenienti da esperimenti in campo aperto. I risultati mostrano che il caldo intenso – ovvero temperature superiori ai 30 gradi Celsius – è il fattore principale delle perdite di resa causate dal riscaldamento. In oltre il 70% dei siti esaminati, il caldo è stato responsabile di più della metà della variazione assoluta della resa.

Il confronto con sette modelli globali di resa mostra invece che questi ultimi reagiscono in modo meno sensibile alle ondate di calore rispetto alle osservazioni derivanti dagli esperimenti.

«La discrepanza tra osservazioni e modelli sembra derivare soprattutto dal fatto che molti modelli di resa attuali non tengono ancora sufficientemente conto dei danni da calore durante la fase riproduttiva del riso. Le osservazioni dello studio dimostrano che il riso è particolarmente vulnerabile al calore estremo proprio nel momento in cui si sviluppano le pannocchie e i chicchi», spiega l’autrice principale Yiwei Jian del Centro Helmholtz per la ricerca ambientale.

Dopo che i ricercatori hanno adeguato i risultati dei modelli sulla base dei dati osservativi, le analisi hanno evidenziato che le rese mondiali di riso diminuiscono in media dell’8,1% solo a causa dell’effetto della temperatura, qualora la temperatura media globale aumenti di 1 grado Celsius. Si tratta di circa il doppio rispetto alla stima iniziale dei modelli di raccolto, pari al 3,8%. Gli autori sottolineano che questo calcolo tiene conto esclusivamente degli effetti della temperatura e non deve quindi essere inteso come una previsione completa della futura produzione di riso.

«Per i modelli si tratta di un salto significativo. Il risultato sottolinea che, per le perdite di resa previste, non sono determinanti solo le temperature medie, ma soprattutto gli eventi di calore estremo. È piuttosto facile da comprendere: quando in estate guardiamo le previsioni del tempo per prepararci al caldo, ci interessa soprattutto la temperatura massima giornaliera, non la media giornaliera», spiega Christoph Müller, ricercatore del PIK e coautore dello studio.

A seguito dell’adeguamento dei risultati dei modelli, cambia anche il quadro geografico delle perdite di resa previste. Le stime relative alle perdite vengono riviste al rialzo soprattutto per l’Asia meridionale e sud-orientale, dove le piantine di riso sono particolarmente spesso esposte a ondate di calore estreme. Per il Pakistan, l’India e il Bangladesh, la perdita di resa stimata aumenta dal 2,1 al 6,6 per cento. Per la Thailandia, le Filippine e il Myanmar, sale dal 3,7 al 7,7 per cento.

Il gruppo di ricerca sottolinea l’importanza delle misure di adattamento volte a proteggere il riso, in particolare durante la sua fase riproduttiva. Tra queste figurano lo sviluppo e la coltivazione di varietà resistenti al calore, date di semina adeguate, un’irrigazione ottimizzata e una migliore qualità del suolo.

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