Gli integratori alimentari contenenti litio sono vietati

L’assunzione di litio deve avvenire esclusivamente sotto controllo medico

04.09.2026
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“Salute neurale”, “lucidità mentale”, “pace interiore” o “forte presenza cognitiva”: con queste o simili promesse di efficacia vengono pubblicizzati nel commercio online i prodotti contenenti litio offerti come integratori alimentari. Tuttavia, già un moderato aumento del livello di litio nell’organismo umano può avere gravi conseguenze per la salute. Per questo motivo, gli alimenti, compresi gli integratori alimentari, con composti di litio aggiunti sono vietati nell’Unione europea.

L’Ufficio federale per la tutela dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL) sottolinea che il litio, in quanto minerale, non è autorizzato nell’Unione europea per l’uso negli integratori alimentari. A tal fine non ha alcuna rilevanza il composto chimico in cui il litio viene impiegato. Tra questi rientrano, ad esempio, il carbonato di litio o l’orotato di litio. Non è consentito nemmeno l’arricchimento di altri alimenti con litio o con i suoi composti chimici, che è quindi vietato. «Il litio è presente in natura negli alimenti solo in quantità molto ridotte. La sua funzione nell’organismo non è stata ancora chiarita in modo definitivo. Già un moderato aumento dei livelli di litio può avere conseguenze gravi e rilevanti per la salute», spiega la presidente del BVL, la prof.ssa Gaby-Fleur Böl.

Tra i possibili sintomi di avvelenamento da litio figurano, tra l’altro, forte sete, minzione frequente, diarrea, vomito, disidratazione, tremori, disturbi neurologici quali debolezza muscolare, vertigini, stanchezza, confusione, nonché disturbi della coordinazione, del linguaggio e della vista. I casi gravi di avvelenamento possono portare a convulsioni cerebrali, coma o addirittura alla morte.

A causa dei suoi effetti farmacologici e nocivi per la salute, si deve presumere che i prodotti con composti di litio aggiunti, etichettati come alimenti, siano medicinali non autorizzati o alimenti non sicuri. In entrambi i casi, la loro immissione in commercio è pertanto vietata.

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