La dimensione sociale delle abitudini alimentari

Una psicologa di Mannheim dimostra che i contesti sociali influenzano il comportamento alimentare in misura maggiore di quanto si pensasse finora

16.09.2026
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In un recente articolo di sintesi, la prof.ssa Jutta Mata, psicologa della salute di Mannheim, mette in discussione la ricerca condotta finora, che considera il comportamento alimentare prevalentemente come un’attività individuale. La prof.ssa Mata sostiene la necessità di studiare in futuro i pasti nel loro contesto sociale e di orientare le misure per un’alimentazione più sana secondo questo approccio. L’articolo è stato pubblicato su *Nature Reviews Psychology*.

Il tema dell’alimentazione rappresenta una grande sfida del nostro tempo, sia per la salute individuale e pubblica che per la «salute» del nostro pianeta. Negli ultimi anni sono stati attuati numerosi programmi di intervento per incoraggiare le persone ad adottare un’alimentazione più sana e maggiormente basata sui vegetali. «Questi programmi hanno per lo più mancato i propri obiettivi. La mia ipotesi: perché il mangiare è stato concepito come un’attività individuale, sebbene abbia anche una forte componente sociale», afferma la prof.ssa Jutta Mata dell’Università di Mannheim.

In un recente articolo pubblicato sulla rivista *Nature Reviews Psychology*, la psicologa della salute sostiene che il mangiare svolga una funzione sociale centrale e sia da sempre inserito in contesti sociali. «Mangiare è molto più di un bisogno fisico fondamentale», afferma Mata. Il mangiare, e in particolare i pasti condivisi, presenterebbe numerose dimensioni: possono essere fonte di gioia, si basano sulla fiducia – ad esempio quando consumiamo cibi preparati da qualcun altro –, hanno un carattere rituale, sono influenzati dalla cultura e possono rafforzare il senso di appartenenza a un gruppo – per esempio attraverso le prescrizioni alimentari religiose o una dieta vegetariana.

Alcuni aspetti sociali del mangiare sono già stati ampiamente studiati. Gli studi dimostrano, ad esempio, che i pasti in famiglia hanno un effetto positivo sul peso dei bambini e degli adolescenti e influiscono sul benessere: nei giorni in cui si consumavano pasti in famiglia, gli intervistati si sentivano più felici e meno stressati. Inoltre, i pasti in comune possono persino attenuare gli effetti dei conflitti all’interno della famiglia. «Questo è solo un esempio, ma il comportamento alimentare è importante per così tanti aspetti della salute che la sua comprensione dal punto di vista psicologico è di enorme importanza».

Mata propone di sviluppare nuovi approcci metodologici e di ricorrere maggiormente a metodi al passo con i tempi, come le tecnologie dei sensori e il rilevamento di prossimità basato sul Bluetooth. «Gli studi sperimentali in contesti sociali naturali sono rari e solo pochi si occupano di altri gruppi rilevanti come fratelli e sorelle, coetanei o colleghi. Sarebbero utili anche approcci che coprano l’intero arco della vita, per esaminare come l’influenza dei contesti sociali sul comportamento alimentare si evolva nel corso del tempo». Mata ne è convinta: «Se iniziamo a studiare i comportamenti alimentari nel loro contesto sociale naturale, potremo sviluppare interventi più efficaci per un’alimentazione più sana, a beneficio delle persone e del pianeta».

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